
Anticipazione e cessione del credito, negli appalti. E’ l’oggetto di un quesito posto al Servizio Supporto Giuridico del Mit in cui si chiedeva se, la Stazione Appaltante, possa negare l’anticipazione del prezzo di cui all’art. 125 del d.lgs 36/2023, qualora, l’appaltatore, abbia già stipulato e notificato un atto di cessione del credito ed anche se, la Stazione Appaltante, possa rifiutare la cessione del credito qualora abbia già provveduto a corrispondere all’appaltatore l’anticipazione di cui all’art. 125 del Codice.
Il Servizio di Supporto Giuridico con risposta numero 4010 del 05/02/2026 ha evidenziamo come . L’art. 125 del Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 36/2023) prevede che l’appaltatore ha il diritto di chiedere l’anticipazione del prezzo contrattuale pari al 20%, incrementata fino al 30% se specificato nei documenti di gara. Il fine della stessa è fornire liquidità all’impresa basandosi sul credito derivante dal contratto di appalto in corso, e questa misura è stata estesa anche ai servizi e alle forniture. La cessione del credito permette all’appaltatore di monetizzare i propri crediti prima della scadenza e comporta il trasferimento definitivo del diritto di credito al cessionario. Per cui la determinazione è che se il credito è stato ceduto non è più nella disponibilità dell’appaltatore, che non potrà quindi richiedere – sullo stesso credito – l’anticipazione alla seconda domanda, ovvero se la Stazione Appaltante possa rifiutare la cessione del credito se ha già corrisposto l’anticipazione, dipende dal contenuto della cessione e dal momento in cui è stata notificata. Se la cessione riguarda crediti futuri diversi dall’anticipazione già corrisposta, la SA non può rifiutarla se non con adeguata motivazione
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